Mussolini sapeva bene qual era la vera forza motrice del potere di Londra. Lo scriveva sulle colonne del Popolo d’Italia nel 1919, e non aveva timore a fare i nomi di chi, nelle democrazie liberali, teneva i cordoni della borsa, ovvero di chi aveva la capacità di muovere enormi masse di liquidità che rendevano i governanti delle mere comparse, dei burattini rimessi alla volontà dei “grandi” banchieri. L’articolo di Mussolini sul potere delle banche. Sono i nomi dei Rothschild e dei Warburg che Mussolini scrive nel suo articolo, perfettamente consapevole che se l’Italia aspirava a diventare una nazione realmente sovrana, non poteva non esimersi dal recidere i fili finanziari che tenevano Roma ostaggio di tali poteri, e per farlo inizia proprio dalla costituzione di una vera banca centrale dotata della facoltà esclusiva di stampare moneta, a differenza di ciò che avveniva al tempo dello Stato liberale risorgimentale.
(Fonte: https://www.lacrunadellago.net/linganno-di-churchill-contro-mussolini-e-quel-carteggio-tra-i-due-macchiato-di-sangue-sparito/)
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